Anno Scolastico 2019/2020

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L’anno che verrà ….. (dopo il CoronaVirus)

Cara Scuola ti scrivo, così mi distraggo un po’…….

Prova a raccontare cosa sta succedendo e cosa speri verrà “domani”

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“Cara scuola ti scrivo così mi distraggo un po’…”, mi distraggo da tutto quello che sta succedendo intorno a me in questo periodo.

Mi sento veramente piccola, quasi impotente rispetto al virus che ci sta opprimendo, ci sono mille cose che dovrei dire riguardo a tutto ci , ma comincio parlando delle mie emozioni. È strano stare in casa solo con la mia famiglia, senza amici, senza la maggior parte dei parenti, non poter uscire e dover restare chiusi in pochi metri quadri. 

Mi manca tutto della vita che facevo prima, che ormai era diventata una routine: alzarsi presto la mattina per poi andare a scuola e lamentarsi dei professori… di un brutto voto. Ma non ci sono solo aspetti negativi, ci sono anche le mille risate fatte coi compagni e a volte persino coi professo ri.  Loro che si congratulano con te che finalmente, dopo aver preso una marea di voti insufficienti, riesci a prendere una sufficienza.

Mi mancano soprattutto gli amici che ero abituata a vedere ogni giorno, ero abituata a trovarmeli sotto casa con la musica a tutto volume. Mi mancano le giornate passate a stare in giro, a vagare senza una meta precisa, senza parlare di argomenti specifici, senza distrazioni, solo noi. 

Ho letto che il prossimo anno scolastico non sarà come quello prima che chiudessero le scuole, ma questo già me lo aspettavo, ho sentito che staremo in classe solo in piccoli gruppi e quindi non riavremo lo stesso rapporto che avevamo prima.

Non mi aspetto che domani possa tornare tutto come prima, ma una speranza  ce l’ho, la ho perché confido in tutti noi e stando a casa supereremo anche questa.

Giulia Arcangioli 2^C

Cara scuola ti scrivo

Così mi distraggo un po’,

Tutto intorno è cambiato 

Da quando il virus è arrivato.

Sono triste abbastanza

Chiusa nella mia stanza,

Vedo il sole nel cielo, che splende sempre più blu,

Vorrei sentire il suo calore

Ma sono rinchiusa quaggiù,

Vorrei tornare a sentire 

Il vento che mi sfiora la pelle,

Vorrei uscire a vedere le stelle,

Vorrei sentire il profumo dei fiori,

Vorrei vedere un campo dai mille colori,

Vorrei sentire gli uccellini cantare,

Vorrei uscire fuori a giocare,

Vorrei vedere le persone per strada,

Vorrei la mattina vedere la rugiada,

Vorrei tornare alla normalità,

Vorrei aver apprezzato prima tutte queste banalità.

Non mi sarei mai immaginata di vivere in una situazione così spaventosa,

Ogni persona è in pericolo e nello stesso tempo è pericolosa,

Sembriamo in guerra siamo invasi dal terrore, Ed è la cosa che mi causa più dolore.

Dovremmo cercare di scambiarci un sorriso,

Ma se incontri qualcuno non ti guarda neanche nel viso.

Tutti sono scontrosi e arrabbiati 

Totalmente isolati,

Capisco che con la mascherina non sia facile parlare

Ma non è tanto difficile salutare.

La gente dovrebbe tranquillizzarsi ed essere positiva per un minuto

E pensare a tutte quelle persone che ci stanno dando aiuto, Ai medici e ai volontari che passano la giornata  in ospedali pieni di gente malata,

Sanno bene che non tutti ce la faranno 

E molti moriranno,

Ma li vediamo sempre sorridenti e positivi

Perchè cercano di non farci ammalare tutti di un virus più letale: La paura, quella si che pu  ammazzare.

Pu  ucciderci dentro e renderci deboli di fronte ad ogni difficoltà  e cosa peggiore non c’è e mai ci sarà.

Basta pensieri negativi basta negatività

Questo paese grazie a tutti noi si rialzerà,

Ce la faremo solo insieme

Niente paura perché #andràtuttobene.🌈

 Emma Evangelista, classe 2^C

Cara Scuola,

ti scrivo nella speranza che tu possa risollevarmi il morale in questo brutto periodo.

Sono ormai più di due mesi che non ci vediamo.

Mi manca il tuo calore, mi manca il tuo abbraccio quando entro, mi manca la mia compagna di banco che ogni mattina mi saluta con la sua voce inconfondibile.

Sono successe molte cose in questo periodo; si pu  dire che ho dovuto fare un cambiamento radicale.

Tra poco è anche il mio compleanno e sono triste perché non lo potr  festeggiare con i miei familiari e le mie migliori amiche. In questo periodo sono giù di morale.

Mi annoio molto, i professori tentano di farci tornare alla normalità con le video lezioni, ma a me non piacciono.Non mi piace molto stare davanti al computer e ascoltare le professoresse che spiegano, preferisco essere da te, e interagire dal vivo rispondendo ai professori.

Da quando è iniziata l’epidemia e non si poteva uscire di casa mi sentivo sola, come se fossi chiusa in gabbia.

Uscendo avevo paura che potesse succedere qualcosa di brutto ai miei familiari, soprattutto ai miei nonni, che sono i più deboli a questa pandemia.

Quando sono chiusa in casa facendo i compiti, guardo fuori dalla finestra e penso: “Speriamo di poter tornare presto alla vita normale”.

Molte persone non riescono a capire quello che sta succedendo e con scuse banali, come portare a spasso il cane, escono spesso di casa non rispettando le ordinanze imposte dal ministero della salute.

Sono felice che la poetessa e scrittrice Luciana Landolfi abbia creato il motto: “Andrà tutto bene”. Questo vuol dire che, là fuori, c’è sempre qualcuno che spera in un futuro migliore, come ritrovare gli amici o le persone lontane a cui vogliamo bene.

Ci sono persone che credono in un futuro migliore ed una di quelle sono io.

Già immagino cosa succederà dopo la fase di riapertura: torner  a giocare a basket; torner  da te con le lacrime agli occhi, per la felicità di rivedere i miei amici, e torner  a riabbracciare anche i miei parenti lontani.

Da fine febbraio mia madre è dovuta andare ad abitare con mia nonna a Firenze e solamente da pochi giorni ho potuto riabbracciarla.

Non ti immagini quanto sono stata contenta di rivederla, lei era stanca di questa situazione ed io ogni giorno che passava sentivo sempre più la sua mancanza.

Ci sentivamo due volte al giorno, una volta di mattina e una volta la sera.

Tutte le sere mi dava la buonanotte e quando andavo a letto mi sembrava di sentire il suo abbraccio e sognavo il bacio della buona notte.

I suoi baci sono  come quelli delle fiabe, dolci e pieni d’amore.

Come quelli che ogni bambino vorrebbe prima di andare a letto, con la” Buonanotte e sogni d’oro”, La mattina dopo mi svegliavo e lei non c’era.

Hai presente il film della famiglia Adams?

La nostra famiglia è come la loro, mio padre e mia madre si vogliono bene, mentre io e mio fratello ci facciamo sempre i dispetti, ma comunque ci vogliamo molto bene.

A fine febbraio i miei zii sono stati in India per l’adozione di due bambini, Kalu e Lalit, ma sono rimasti bloccati nel viaggio di ritorno a Dubai per tre settimane a causa del blocco dei voli aerei.

Adesso sono tornati a casa con un volo speciale e l’aiuto di diverse autorità.

Sono due bambini fantastici, Kalu, di dodici anni è particolarmente timido, mentre Lalit, di otto anni, si sta adattando più velocemente alla nuova vita.

Non vedo l’ora di vederli dal vivo e non solo attraverso una videochiamata.

Sui miei nonni di casa non ho niente da dire, solo che sono sempre i soliti angeli e mi coccolano in tutti i modi.

Cosa mi aspetto dal domani? Di tornare tutti insieme a fare festa e come dice Lucio Dalla: sarà tre volte Natale.

Non bisogna abbatterci, soprattutto in questo momento, ma guardare al domani con occhi pieni di buone speranze.

Non vedo l’ora di rivederti presto, cara Scuola, assieme ai miei amici, professori, suoni, caos e tutto quello che gelosamente conservi tra le tue mura. Adesso ti saluto, rischio di diventare troppo poetica… Ciao mia cara amica.

Stella

Stella Parlanti 2^C

Cara scuola ti scrivo perché ….

Mi manchi un po’.

È passato tanto tempo da quando ci siamo lasciate e non abbiamo avuto nemmeno la possibilità di salutarci.

Era il 4 Marzo e non potevo immaginare che sarebbe stato l’ultimo giorno di scuola del mio primo anno con te.

Ti ho lasciato in fretta e furia, sono andata via come in un giorno qualunque, in silenzio, senza voltarmi mentre il cancello si chiudeva alle mie spalle, senza salutare i miei insegnanti e i miei amici, senza sapere cosa stava per accadere.

Non ci avevano detto per quanto tempo saremmo stati a casa, nel cuore c’era tanta paura ma anche tanta speranza, la speranza di tornare presto tra i banchi. Ma così non è stato. È passata la primavera e passerà anche l’estate.

Nel frattempo abbiamo imparato un altro modo di fare scuola, tutti davanti a un PC, insegnanti e studenti, con la DAD (didattica a distanza) come la chiamiamo noi, o forse sarebbe meglio chiamarla “distruzione a distanza”, con connessioni quasi sempre in tilt, comunicazioni interrotte da frasi del tipo “io la sento ma non la vedo” e viceversa, tra rumori di aspirapolvere, grida dei fratelli, con la felpa sopra il pigiama e la nostra divisa appesa nell’armadio, tra chi mangia un panino di nascosto e chi si lascia sfuggire parole di troppo con i genitori. Stiamo andando avanti con la forza e la volontà di sperare che tutto questo finirà presto. Avevamo concerti da suonare, città da esplorare, progetti da completare e l’aula relax da provare. Il violino è qui con me, sto imparando a suonarlo senza una mano che mi guida. Mi manca tutto. Mi manca la normalità, la quotidianità, la confusione, le urla, i pianti e i sorrisi, le angosce per le verifiche e le strategie per copiare i compiti. Mi mancano gli abbracci, le strette di mano, la vicinanza, l’amicizia, i nostri sogni e i nostri primi amori. Non doveva finire così il mio primo anno alla scuola secondaria, me lo immaginavo diverso, invece ora diversi siamo noi. Nonostante tutto ho imparato molte cose, ma più di tutto ho imparato a sperare. La mancanza ha fatto nascere in me la speranza, speranza che quando ci rivedremo saremo più uniti e meno distanti, che ci rispetteremo di più senza escludere nessuno, che “andrà tutto bene” non sia solo una frase da sventolare dai balconi ma un secondo stemma da attaccare ai nostri maglioni bianchi e blu, alle nostre divise di studenti guerrieri sopravvissuti alla Didattica/Distruzione a Distanza. 

Ciao scuola torneremo presto insieme perché tutto sta andando bene!

Piccola curiosità: ho scoperto che l’autore della canzone L’anno che verrà, Lucio Dalla, è nato il 4 Marzo.

 

Maria Iacolare, Classe 1^C 

 

Carissima scuola ti scrivo perché dopo 2 anni in cui sei stata compagna di viaggio della mia vita so che ti senti sola…. la gioia e l’energia a cui sei abituata hanno lasciato spazio al silenzio e alla preoccupazione… spazi pieni di vita trasformati in luoghi inanimati…. per me come per te sembra un incubo e vorremmo poterci svegliare e scoprire che era solo un brutto sogno…. invece è tutto vero. Dobbiamo resistere cara scuola…vedrai che tutto questo passerà, non avere paura…. e tra poco sono sicura che torneremo insieme… e sentirai di nuovo l’affetto di tutti i tuoi alunni…. ne hai bisogno lo so… ne abbiamo bisogno!

MARTINA LAVORATTI, Classe 2^C

Cara scuola ti scrivo così mi distraggo un po’…. Sai, quando ancora non era successo niente di tutto questo, quando ancora era tutto normale, ogni giorno della settimana che venivo da te pensavo già a quanto sarebbe stato bello il week-end e di come l’avrei passato e di cosa avrei fatto appena tornato a casa; oggi quasi me le sogno le lezioni di una volta e lo stare con i miei compagni. Adesso so per certo che il detto ”non capisci il valore di una cosa finché non la perdi”, è realtà. Sai con che cosa ti hanno rimpiazzata? Con la “didattica a distanza” , ma non ti preoccupare perché non prenderà mai il tuo posto; in questa nuova modalità di imparare non ci trovo nulla di bello: dove sono le alzate di mano, i migliori amici, la campanella dell’ultima ora, il cuore che batte forte prima di un’interrogazione, l’adrenalina che scorre prima di un compito scritto…..? Il divertimento che prima provavo tra le tue mura è quasi scomparso, ad ogni lezione cerco un sorriso nella webcam, ma non è lo stesso di avere quella persona accanto. Sai, solo ora ho capito veramente il tuo scopo: quello di farci divertire ma allo stesso tempo imparare, socializzare, passare del tempo insieme ad altre persone, fare amicizia ma soprattutto di dare un posto speciale a coloro che non ce l’hanno. Devi sapere che fino ad ora non mi ero mai accorto di quanto sono fortunato a frequentarti, scuola, l’unica cosa che mi fa tristezza è che ci sono alcuni bambini che non ti possono frequentare perché non se lo possono permettere, e si perdono quindi tutto questo, ci  che prima per me, era la normalità. Cosa succederà adesso? Quando ritornerai a prenderti di nuovo cura di noi ragazzi? So che per adesso il futuro è incerto, ma continuo a sperare con profondo ottimismo che a breve venga trovata una cura che ci riporti tutti alla normalità. Ti dedico queste mie parole , cara scuola, sperando di rivederti al più presto. 

Niccolò Pinochi , Classe 1^C

Cara scuola ti scrivo così mi distraggo un po’.. Sono più di due mesi che siamo chiusi in casa e adesso tutto questo comincia a spaventarmi.  Sento che l’aria non è più la stessa. In tutto il mondo questo problema del Covid-19 affligge le persone. E non c’è soldo né inganno che possa fermarlo. Adesso i ricchi sono come poveri perché per quanto possano comprare non riusciranno ad uscirne. Adesso i bianchi sono come i neri,  perché nonostante il colore della pelle entrambi possono contrarre il virus. Adesso gli uomini sono come le donne,  perché entrambi possono difendersi solo stando a casa. Adesso tutti siamo alla pari…o almeno dovremmo essere tutti alla pari. 

Ho visto immagini bellissime sai, di animali che si affacciano alle città, delle acque della laguna di Venezia limpide come nessuno se ne ricordava più. Sembra quasi che la natura si stia riprendendo ci  che è suo. Adesso stiamo riscoprendo la bellezza del mondo e di come realmente dovrebbe essere. E chi ancora non lo ha fatto, beh dovrebbe farlo perché solo così potremo capire che non torneremo alla normalità. Perché quello era il problema. Tutti eravamo troppo concentrati sulla nostra routine quotidiana: lavorare, studiare , fare soldi, comprare, consumare. E non avere mai abbastanza tempo, sì perché il tempo non era mai sufficiente. Stavamo (e stiamo) rovinando il nostro mondo. E se ci pensiamo bene questo processo non è ripetuto solo da una persona ma da gran parte degli abitanti del pianeta.  Secondo me eravamo sull’orlo di un collasso. L’uomo è programmato per il progresso e per l’evoluzione, ma pare che stiamo facendo il contrario. Non riuscivamo a capire che quello che facevamo era sbagliato, nonostante molte persone tentassero di farci vedere che tutto si sarebbe rivoltato contro e che avrebbe fatto del male a noi, stavolta. 

Abbiamo continuato a distruggere tutto, fino a quando questa possibilità ci è stata completamente vietata. Ci hanno obbligato a stare “fermi”. In questo modo abbiamo anche potuto vedere quanto era pesante la presenza dell’uomo.                                           

Secondo me questa epidemia non è capitata a caso. E la dimostrazione è evidente. Spero che “domani” non si torni alla normalità, intesa come ho spiegato ora. Certo, spero sì di poter di nuovo uscire e di avere la mia piccola autonomia, ma spero pure che questo periodo faccia riflettere le persone. Perché io ho capito che voglio vivere in un mondo pulito. Non voglio vivere circondato da spazzatura. Voglio vivere in un mondo dove si possa stare in armonia con la natura senza zoo o circhi.  Voglio vivere dove l’innovazione sia potente, ma utilizzata in modo giusto e accessibile a tutti.  E con giusto intendo la possibilità di ridurre l’inquinamento. 

Da questo periodo dobbiamo pure capire che il consumo, anche di quello che vogliamo mangiare, deve essere solo per il necessario. Ho letto un articolo che diceva che la gran parte dei rifiuti domestici sono di origine alimentare e, oltre alla plastica che imperversa dappertutto, spesso si tratta di cibi non consumati che vengono buttati perché scaduti. Considerando che c’è una buona fetta del pianeta che cibo non ne ha, forse sarebbe un buon modo per contribuire non sprecando quello che abbiamo!  E poi questi allevamenti intensivi.. ma voi le avete mai viste le immagini di quei poveri animali ridotti a vivere in pochissimo spazio, spesso senza mai vedere pascoli o cortili? Vengono tenuti all’ingrasso per macellarli in un sistema pericoloso e dannoso. 

Prendiamo ad esempio le mucche, in pochi sanno che hanno un basso sistema immunitario, come altri animali da macello del resto. E per questo quindi prendono più facilmente le malattie. Inoltre le mucche come gli altri animali (compreso l‘uomo) si contagiano fra loro e quindi un buon 40% delle mucche muore. Il restante 60% viene imbottito di medicine per evitare il contagio (e di conseguenza noi mangiamo una buona “bistecca condita con antibiotico”). Non sarebbe meglio mangiare la carne un paio di volte di meno e mangiarla buona? Affidarsi a piccoli allevatori locali che lavorano con numeri bassissimi di capi permettendo loro di fare una vita sana e non chiusi dentro un capannone? La natura non è qualcosa al di fuori della nostra vita, ma qualcosa che ci riguarda da vicino. Scaricare rifiuti nel mare, coltivare con fertilizzanti nocivi, allevare con sistemi intensivi non è che è qualcosa con cui poi noi non veniamo in contatto. Noi al mare ci andiamo a fare il bagno e nuotare in mezzo alla plastica non credo sia bello; mangiamo verdure e coltiviamo fiori entrando in contatto con quei concimi non sani; mangiamo carne con antibiotico che spesso è causa di malattie incurabili. E tutto questo per cosa? 

Non posso fare a meno di citare una frase di un grandissimo capo indiano, Toro Seduto (Tatanka Iotake, in lingua dakota) che disse: “Quando avranno inquinato l’ultimo fiume, abbattuto l’ultimo albero, preso l’ultimo bisonte, pescato l’ultimo pesce, solo allora si accorgeranno di non poter mangiare il loro denaro”. Ecco mi pare che questa frase racchiuda tutto. 

Ecco perché penso che le persone in questo periodo e dopo dovrebbero smettere di essere così ciniche e pensare solo ai soldi. È questo che spero che accada “domani”. Perché voglio vivere in un mondo soddisfacente che possa metterci a contatto e tutt’uno con la natura. Non voglio che il lavoro lo studio e gli impegni ci mettano l’uno contro l’altro, le differenze dovrebbero farci crescere non dividere.  Perché forse un mondo migliore comporterebbe persone migliori. 

Grazie per avermi ascoltato cara Scuola.


tuo Augusto                                                                                                   

Augusto Capecchi, classe 2^C

Cara scuola ti scrivo per dirti che in questo momento stiamo passando un periodo brutto e triste per tutti noi. La scuola ormai volge al termine e la cosa più brutta per noi ragazzi è non aver più la possibilità di salutarci davanti scuola come tutte le mattine, di non potere più uscire per la strada a mangiare un gelato con gli amici o con i propri genitori, andare a trovare i nostri cugini amici o nonni perché corriamo il rischio di poterli contagiare anche con un semplice bacio o un abbraccio.  In questo periodo di pandemia stiamo vivendo una situazione surreale, non potendo fare le cose quotidiane come le facevamo prima, la paura aumenta di giorno in giorno, uscire di casa ormai è diventato un rischio, anche solo per andare a fare la spesa o fare le cose più banali che per noi sembravano chissà che. L’aspettativa per l’estate si preannuncia incerta e piena di dubbi, in particolar modo vista la situazione sarà difficile poter andare giù in Campania con la mia mamma a trovare la mia famiglia e soprattutto i miei amici,  di poter uscire con loro tranquillamente, andare in giro con i nonni,  non poter andare a casa dei miei zii, di non poter giocare con mia cugina Federica, ma soprattutto poter andare a mare come ho fatto negli anni precedenti. La mia aspettativa per il prossimo anno scolastico è la speranza di tornare alla normalità il più presto possibile, di trovare una cura contro questo maledetto virus, di poter riabbracciare di nuovo i miei nonni, ma soprattutto di poter riabbracciare i miei compagni di classe e i professori a me cari.

Mattia Vivone, classe 1^B

 

Cara scuola ti scrivo

Così mi distraggo un po’

E siccome sei lontana

Più forte scriverò

Da quando sono a casa

C’è una grossa novità

C’ha colpito un virus

Ma almeno sto molto bene.

Mi manca la normalità

Ogni giorno per me è quasi uguale

Mi alzo e poi vado

A fare le videolezioni

Dove un po’ mi annoio

Però almeno imparo un bel po’,

Devo fare pure i compiti

Anche se non ce n’ho tanta voglia.

Il pomeriggio vado ad allenarmi

Sennò diventiamo dei palloni,

E infine la mia giornata

Si conclude giocando

con gli amici

Indovina un po’

Ai videogiochi.

Però non è tutto rose e fiori

Perché non si può uscire di casa

Né la sera e nemmeno nei giorni festivi,

E c’è gente messa malissimo

A cui qualcuno in famiglia è morto

Per colpa del virus.

Ci sono anche famiglie

Che non hanno cibo

E nemmeno soldi

Perché non tutti possono lavorare,

Ma la televisione ha detto

Che la situazione

sta migliorando

E tutti stanno aspettando

Il rientro alla normalità.

Io lo spero.

Quando sento

Quello che stanno vivendo altri

Divento triste.

I prossimi mesi

Tra un po’ passeranno

E io mi sto già preparando

Per tornare a scuola,

Sarà allora che per me

Tornerà la normalità.

Alessandro Delli, classe 1^B